Il Metodo Validation

17.2.07

La storia di Mariuccia: un'anziana nel 1° stadio

LA STORIA DI MARIUCCIA

Un giorno mi ha detto: “Perdere la memoria è come perdere se stessi, i ricordi, gli affetti, la vita!”

Ci incontriamo con costanza due volte alla settimana da mesi ormai. Lei mi aspetta, anche se non lo sa, chiusa nella sua solitudine e piena di confusione.
Non appena mi vede, un sorriso. Poi via con un soliloquio nel quale raramente riesco ad inserirmi. E’ indaffarata a cercare pensieri nella sua mente e cose nella sua camera.
Che cosa cerca ora in un cassetto ora nell’armadio ora nella borsa? Non lo sa.

Si prende in giro per questi scherzi che le fa la memoria e tenta di sopravvivere, capace come è ancora di autocontrollo e ironia.

E’ nel primo stadio secondo Feil, quello della consapevolezza, della tensione e delle accuse. Già, le accuse.
Ce l’ha con chi le ha rubato un rolex che non ha mai avuto. Dice che è costretta a nascondere il portamatite, un tempo pieno di penne. Sostiene che questo posto è una vergogna perché spariscono i soldi!

Naomi Feil dice che questi anziani si esprimono attraverso simboli. Verrebbe da dire che è proprio così. Il rolex rubato sembra dire il disagio di chi si sente derubato del proprio tempo. E che dire delle penne, con cui Mariuccia ha lavorato una vita come segretaria di un importante dottore? La demenza sta rubandole anche questo meraviglioso ricordo, il suo lavoro.
Si tiene impegnata per ore scrivendo la lista delle commissioni da fare - la sua quotidianità fino a poco tempo fa - e accusa l’Istituto di tenerla prigioniera, di non lasciarla uscire.
E “che spreco questi posti pieni di corridoi dove i vecchi si perdono! Ma chi li costruisce?” Colpa della costruzione non del suo disorientamento.

E’ ancora tanto bella coi suoi novant’anni, elegante, raffinata, perfetta, una signora. Non c’è pericolo che sbagli a mettere una gonna con le calze adatte. Non dimentica mai i suoi “addobbi” come li chiama lei, collane preziose e orecchini.
Si indigna perché quelle ragazzine le danno del tu. E’ orgogliosa della sua cultura e della sua autonomia.

C’è stata diffidenza e distacco inizialmente, ma poi la fiducia, creata attraverso il rapporto empatico, ha sostituito le difese.
Gradisce la relazione sincera e autentica con chi le può dedicare anche solo pochi minuti, ma tutti per lei. Desidera andare al bar e sedersi come faceva con le sue amiche.
Sono felice di poterle dare questi piccoli ma preziosi spazi, fatti di rispetto e grande comprensione.

Il Metodo Validation mi ha dato la capacità tecnica ed emotiva di entrare nel suo mondo con partecipazione e di capire il perché di tanti strani comportamenti.

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