Alda e la sua ansia
Quando rientro al lavoro dopo la deliziosa interruzione per l’arrivo della mia seconda bambina, vengo subito informata della difficoltà nel gestire la sig.ra Alda.
Soffre di una sindrome demenziale multinfartuale. Ciò che trasmette è una profonda angoscia, qualcosa di estremamente doloroso, con momenti caratterizzati da tristezza e altri da agitazione. Una persona bellissima, molto coinvolgente.
Ho iniziato subito ad occuparmi di lei.
Il personale in reparto viene spesso assalito da una sensazione frustrante e, nonostante la preparazione e la sensibilità, da una sensazione di impotenza. Anch’io mi sento così quando mi guarda con quegli occhi che chiedono aiuto mentre la sua comunicazione verbale inceppata spesso dice “catena, catena, catena”. A volte ci siamo chiesti, con legittima curiosità, che cosa significasse quella “catena”. Ancora oggi, dopo anni di Validation individuale e di gruppo, non lo sappiamo. Ma questo non ci riguarda, noi non abbiamo il compito di indagare o psicanalizzare la sig.ra Alda. Abbiamo invece il compito di accompagnarla nella sua malattia accogliendo ciò che ha da dire.
Come quella volta in cui mi diceva disperata che non aveva perdonato la mamma che l’aveva abbandonata da piccola ed ora non era più in tempo! La vedeva ad un cancello mentre le chiedeva perdono! Una immagine vivida, forte, tecnicamente un delirio. Si sentiva morire di disperazione per non averle concesso quel perdono, per essere stata tanto arrabbiata con lei. Ho sfiorato le lacrime quella volta.
Validation mi ha insegnato a partecipare alle emozioni con emozione, non ad averne paura. Ho potuto permettermelo perché ho ben imparato a non farmi carico del paziente, a non (con)fondermi con lui, ma ad ascoltarlo! L’accoglienza delle emozioni e dei sensi di colpa di Alda, tanto buona e fragile, so che l’ hanno almeno alleggerita. Quando finiva dicendomi: “tu sei sempre la mia catena” ero certa di esserle stata d’aiuto e sentivo di aver fatto ciò che era possibile.
Non poteva servire ad Alda una terapia dell’orientamento, erano le emozioni che traboccavano confuse e dolorose. Solo con un ascolto convalidante si poteva di volta in volta diminuire la sua angoscia.
Alda ha attraversato, con l’assistenza costante ed affettuosa della meravigliosa figlia, molti momenti di grande consapevolezza della malattia – “ per tanto tempo è andato tutto bene e guarda adesso come sono scema”- altri di paura, panico rivivendo il primo episodio ischemico, altri ancora di serenità riuscendo ad essere persino ironica – “è passata la tua collega che sembra un vulcano” riferendosi ad una persona davvero piena di vitalità- arrivando pian piano a non riuscire più a farsi capire.
Ho convalidato comunque le emozioni che riuscivo a captare dalle sue espressioni e una delle ultime volte è riuscita a dirmi: “tu mi hai fatto una catena molto bella”!
Ora rimangono solo i suoi sorrisi, rari ma ancora presenti.
Etichette: Alzheimer, demenza, Metodo Validation, senile

0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page