Il Metodo Validation

10.10.07

Mario: "mi fa male il cervello!"

Un ricovero apparentemente semplice. Viene in struttura di sua spontanea volontà, quindi preparato. E’ estremamente consapevole della malattia, una demenza particolare , a corpi di Lewi.

Quando faccio la prima chiacchierata con lui trovo tutto piuttosto difficile e non sono l’unica. In reparto tutti rimangono sconvolti. La sua consapevolezza è troppo dolorosa per noi.

Mi racconta come è iniziata la malattia, di come un nipotino è stato in gamba a buttarla in ridere dicendogli “nonno sei messo male se non sai nemmeno fare i conti “, di come trovava spaventoso essere colpito proprio nella capacità di pensiero e parola. Stiamo parlando infatti di un uomo di grande cultura, come risultò dalla intervista coi familiari, che aveva basato la sua professione nonché la sua vita su di una incredibile capacità di comunicare. Faceva conferenze in tutto il mondo, parlava molte lingue, viaggiava in continuazione, rivestiva un ruolo fondamentale in una grossa associazione che si occupava del terzo mondo.

Questo mostro di cultura e intelligenza, dopo poche frasi fa confusione e smette. Ci dobbiamo fermare ogni volta ( scoprii più in là ) dopo pochissimo tempo, mandando giù un senso di vuoto e una grande tristezza.

Mario cammina avanti e indietro, disturba andando nelle camere altrui, è un po’ disinibito, confonde facilmente le persone che ha davanti scambiandole per familiari per lo più.

E’ difficile il rapporto con lui perché fluttua continuamente tra la consapevolezza e una buona capacità di strutturare il pensiero (determinati sicuramente dalla enorme elasticità mentale che lo caratterizza ) e momenti di complessa gestione con allucinazioni e difficoltà motoria.

Fa soffrire vedere quest’uomo, ancora di bella presenza, non certo vecchio, che ha passato la vita a parlare e rapportarsi egregiamente sia col diplomatico che col bracciante, fa soffrire vederlo colmo di rabbia quando non riesce a finire la frase, fa soffrire vederlo “ridotto così” come dice lui.

Vorremmo aiutarlo, ma come?
La Validation non ti aiuta molto come tecnica con questo tipo di demenze, tuttavia ti viene un po’ in aiuto perché ti chiede di crescere dentro. Per esempio è fondamentale in questi casi così coinvolgenti saper prendere le distanze se ci si è fatti appunto coinvolgere troppo. Allora ti confronti con l’equipe o i colleghi su cui si può contare, ne parli, ti aggiusti insomma dopo aver ammesso a te stesso con serenità l’eventuale errore.

Grazie alla conoscenza della sua biografia, che secondo il metodo Validation è importantissima, gli siamo stati d’aiuto quando, solo per fare un esempio, Mario urlava ad una altra ricoverata accusandola di voler buttare tutto quel latte! Dopo aver allontanato quella signora (che veniva convalidata da un operatore ) con l’aiuto del buon ascolto e dell’atteggiamento convalidante, Mario ha potuto esprimere tutto il suo disappunto perché gli occhi della sua mente vedevano nella tazza vuota un litro di latte che non andava certo buttato via! Quella tazza era il biglietto d’accesso per volare in un altro tempo, in un altro luogo, in una dimensione che non coincide con la nostra. Mario ha lavorato molto durante la sua esistenza sul problema della “ mancanza “ di acqua, di cibo, di terra da lavorare… non è difficile immaginare come si sia indignato all’idea che si buttasse qualcosa di così prezioso come il latte.

In queste situazioni non è solo bello poter fare qualcosa di utile, ma è anche estremamente importante se pensiamo che certi attacchi di ira, certe liti, a volte possono degenerare così tanto da dover essere gestite con mezzi di contenzione fisici o farmacologici. E ciò non ci piace, è terribile da vedere e da vivere.

P.S. Fu Mario un giorno a dirmi “Mi fa male il cervello”

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