Il Metodo Validation

9.5.10

I FATTI, LE PAROLE, I NOMI SI DIMENTICANO MA LE CAREZZE RESTANO

“Chi soffre di Alzheimer può scordare in fretta il contenuto e i dettagli di un evento, ma l'emozione suscitata in lui permane a lungo e influenza il suo stato d'animo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Pnas - Proceedings of the National Academy of Sciences - dai ricercatori della University of Iowa, negli Usa, guidati da Justin Feinstein…”

Leggendo articoli sull’argomento “demenza” mi sono imbattuta in questa frase, risultato di uno studio condotto su cinque pazienti affetti da un disturbo neurologico raro, caratterizzato dal danneggiamento dell'ippocampo (la zona cerebrale responsabile della trasformazione dei ricordi dal breve al lungo termine). Si trattava di immagini che scatenavano emozioni. Al termine dell'esperimento è emerso che le sensazioni perduravano nei pazienti molto più a lungo rispetto alla memoria di quanto avevano visto.

"Anche dopo diverso tempo i pazienti continuavano a provare le emozioni - spiega Feinstein -. La tristezza durava un po' più della felicità, ma entrambe restavano vivide più dei ricordi". (ASCA)

Validation da anni mi insegna ogni giorno proprio questo.
Dopo quasi quattro settimane di assenza dal luogo di lavoro, incontro un’anziana signora che fluttua tra la prima e la seconda fase secondo Feil, un’anziana con cui ho avuto il piacere di lavorare molto, e lei, spalancando gli occhi, mi dice “Come stai? Quanto tempo!!! Avevo proprio voglia di parlare!!!” E’ chiaro, lo sento, che non mi sa collocare con precisione, che non ricorda il mio nome (ripetuto tante e tante volte) né se vengo da fuori o se lavoro qui. Ma è fortissima l’emozione che trasmette, l’accoglienza, il piacere nel vedermi, e soprattutto il collegamento ad una bella chiacchierata … la chiacchierata validation.

“… e l’emozione influenza il loro stato d’animo …” si legge. Dunque se ci concentriamo sull’accoglienza delle emozioni dei grandi anziani possiamo permettere loro di percepire quella meravigliosa sensazione che si prova ogni qual volta che qualcuno ci “ascolta” e ci “capisce”. Non sapranno dire, dopo qualche minuto, chi ha detto cosa. Siamo contenti però di vedere confermato ogni giorno il fatto che “ricordano a modo loro” la sensazione dell’accoglienza … una delle più belle e positive che possiamo provare quando stiamo male.

Essere accolti, non consolati, non raggirati con una bugia, seppur in buona fede, non invitati a ragionare e giustificare … cosa impossibile per chi è confuso.
Quanto vale anche per noi tutto ciò!

C’è un momento significativo al riguardo in un film – The Unsaid – in cui Andy Garcia mi ha ricordato tanto questa cosa. Un padre, che ha perso un figlio, trova finalmente una persona capace di “ascoltare il suo dolore”, capace di mettere da parte le sue emozioni per accogliere l’altro senza con-fondersi con lui. Questa persona gli chiede come mai si è chiuso così tanto e per così tanto tempo e lui dice “… la gente mi diceva cose come - è in un posto migliore - o - comunque hai un’altra figlia … “Davvero la gente ti diceva questo?” dice la splendida assistente sociale, sensibile e attenta.

Anch’io ho detto tante volte “reagisci”. Per fortuna oggi penso sia fondamentale prima almeno ASCOLTARE con la mente e col cuore e così a volte mi riesce di dire anche solo “piangi” oppure di rimanere in silenzio.

Etichette: , , , , ,

0 Commenti:

Posta un commento

Iscriviti a Commenti sul post [Atom]



<< Home page