Il Metodo Validation

13.11.07

La signora Olga e la biancheria

Entra in struttura con qualche episodio di maleorientamento, sembra cioè essere agli inizi di quella malattia che viene definita demenza. I figli mi raccontano che negli ultimi tempi è diventata difficile da gestire nonostante la sua abitazione sia vicina alla loro. Stranezze, dimenticanze, richieste continue, accuse, tristezza e rabbia che si alternano con ritmi esasperanti. Era capitato persino che chiamasse di notte spaventata perché non trovava certa biancheria nei suoi cassetti. Altra cosa strana il fatto che il giorno dopo non ne facesse cenno, anzi reagiva in maniera irritata qualora se ne parlasse.

Ben presto in reparto diviene una paziente difficile. E’ una accusatrice instancabile, dall’atteggiamento aggressivo; spariscono continuamente le sue preziose gonne - a detta sua - o la sua biancheria intima. Sono responsabili di questi furti, chiamati tecnicamente deliri di latrocinio, le vicine di camera, il personale e persino i parenti. Ogni volta ci sono spiegazioni specifiche e accurate.

Il personale, spesso preso di mira, mi chiama per tentare di risolvere quei momenti pieni di rabbia.
Così mi accorgo, pur essendo ancora impacciata nell’usare una tecnica tanto nuova, che davvero entrare nel mondo della signora Olga, partecipare con trasporto ai suoi guai interiori, prenderli per veri perché nella sua mente quelle cose succedono sul serio, credere alla sua sofferenza senza finzioni e legittimarla, non solo facilita il mio lavoro ma apre tutto un modo nuovo di gestire i disturbi comportamentali di questa e altri pazienti.
Quale frustrazione infatti accompagnava le nostre giornate prima di conoscere Validation, quando tentavamo in reparto di calmarla dimostrandole con tanta pazienza che le sue gonne erano proprio lì, nell’armadio. Si otteneva l’effetto opposto e nessuno di noi capiva!

Ho parlato tante e tante volte con la signora Olga quando mi chiamavano per le sue stranezze. Bastava la domanda giusta, la riformulazione di ciò che aveva detto lei ( Olga:“ Sono sparite le mie gonne!“ Io:” Sono sparite?” ) e partiva un lungo racconto che finiva in genere con un pianto liberatorio per la morte del marito.
Le mancava tanto, troppo. Puntualmente la gonna sparita gliel’aveva regalata lui o la biancheria intima rubata era quella bella, perché lui ci teneva. Sembrava proprio esserci sempre il marito dietro quei furti.

Cosa era stato rubato a questa persona? Forse la felicità di condividere la vecchiaia col suo compagno? Che cosa stava cercando di dirci attraverso i simboli ‘gonne e biancheria’? Cosa stava cercando di esprimere? La signora Olga non voleva sentirsi dire che non c’erano furti, voleva essere ascoltata e poter parlare a qualcuno attento e sensibile delle sue emozioni. Era tanto arrabbiata, doveva dirlo a qualcuno!
Più e più volte si sono ripetuti questi episodi. Quello che è certo è che in reparto abbiamo avuto uno strumento in più, per aiutare lei e altre persone a percorrere la difficile strada intrapresa.

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