Il congresso di Gerontologia a Firenze: c'eravamo anche noi!

Al Congresso Nazionale di Gerontologia e Geriatria c'eravamo anche noi con un'interessante poster di cui vi propongo l'abstract. L'articolo è stato premiato con la pubblicazione dell'abstract stesso negli atti del congresso.
UN’ALTERNATIVA PER CONTENERE I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO: IL METODO VALIDATION®: ATTEGGIAMENTO CONVALIDANTE, INTERVENTI INDIVIDUALI E RIUNIONI DI GRUPPO.C.Siviero, A.Cerri, M.Girotti, Fondazione Castellini – Residenza Socio Sanitaria di Melegnano – onlus.
SCOPO: questa relazione vuole dare un contributo alle dimostrazioni dell’utilità della comunicazione convalidante con persone anziane affette da demenza e con disturbi del comportamento. Tali disturbi hanno sempre rappresentato, non solo nella nostra esperienza (4), un problema in primis per i pazienti, poi per i familiari e infine per tutti gli operatori che si sono trovati a lavorare a diretto contatto con questa patologia.
L’uso del Metodo Validation si è rivelato un valido strumento capace di intervenire su tutti e tre questi fronti; esso è una tecnica di comunicazione che suddivide il percorso della malattia in quattro fasi e usufruisce di tecniche specifiche per ogni fase.
Tale Metodo venne messo a punto tra il 1963 e il 1980 da Naomi Feil (2), in risposta ai metodi esistenti, basati sullo sforzo di preservare il più possibile le capacità cognitive dei pazienti e non soddisfacenti a rispondere ai bisogni delle persone affette da demenza, dei loro familiari e degli operatori. La Feil parte dal presupposto che queste persone abbiano bisogno di poter esprimere, a modo loro, i sentimenti intrappolati nella confusione della loro mente.
Si riporteranno i risultati di due gruppi Validation che da anni vengono condotti all’interno della Fondazione, tenendo presente che sono stati formati ed emotivamente aiutati i familiari di questi e di altri pazienti, istruiti gli operatori ad usare l’atteggiamento di base e che vi sono in Fondazione pazienti seguiti anche individualmente.
MATERIALI E METODI: brevi corsi sull’atteggiamento convalidante al personale; incontri periodici coi familiari; tecnica individuale (3), che consiste in conversazioni della durata di 10-15 min. per due o tre volte alla settimana, in cui l’operatore usa le tecniche adeguate alla fase della malattia basando la propria comunicazione sulla legittimazione dei sentimenti altrui e sul rapporto empatico, non facendo ragionare il paziente né consolandolo né tranquillizzandolo né spostando l’attenzione su altro; tecnica di gruppo (1): il gruppo Validation, 5/6 persone, si svolge una volta alla settimana e dura circa un’ora. La procedura, sempre uguale, ha la funzione di infondere sicurezza. Tutta la riunione ruota intorno al ruolo specifico di ogni partecipante, cosa che infonde autostima e dignità. Sono presenti momenti ludici e rilassanti che permettono il recupero dell’energia là dove ci sia stato uno sforzo di concentrazione. Come per gli incontri individuali,quello che accade di rilevante è l’ascolto delle emozioni in un ambito sicuro e protetto (6).
Casistica: 1°gruppo, 5 persone tutte donne, di età compresa tra gli 88 e i 92 anni con 3 diagnosi di demenza di Alzheimer e 2 demenze vascolari, tutte con disturbi del comportamento. 2°gruppo, 6 persone di età compresa tra i 76 e gli 87 anni con 3 diagnosi di Alzheimer, 2 vascolari, una senile, tutte con disturbi del comportamento.
Criteri di scelta: problemi manifestati dall’équipe per difficile gestione dei comportamenti disturbati (vedasi sperimentazione di F.Munsch punto c) (5). Strumenti: osservazioni dei familiari e del personale; tests: MMSE, CDR, UCLA, BANSS, BARTHEL e TINETTI; variazioni terapeutiche nel corso del trattamento.
RISULTATI: abbiamo di fatto potuto rilevare una riduzione quantitativa e qualitativa nella somministrazione di farmaci col procedere del trattamento. Solo due pazienti verso la fine del periodo di osservazione hanno richiesto la ripresa di una terapia serale inducente il sonno. Meno rilevanti invece, le variazioni nei tests, che hanno dimostrato miglioramenti solo in alcuni casi sporadici. Del resto lo stesso mantenimento di una stazionarietà dei punteggi in una patologia notoriamente evolutiva può essere considerato un risultato positivo.
Certamente il dato più significativo è stato il costante apprezzamento e sollievo che si è potuto rilevare in tutte le testimonianze di familiari e operatori sia rispetto allo stress da assistenza sia rispetto alla maggiore serenità degli assistiti.
CONCLUSIONE: I pazienti che hanno avuto a disposizione nella loro quotidianità operatori legittimanti, familiari meno spaventati, operatori specializzati nella tecnica individuale, hanno, a nostro parere, usufruito di uno strumento fondamentale per la gestione dei loro disturbi. Nel partecipare ai gruppi Validation hanno spesso trovato soluzioni a problemi comuni, capacità di condivisione, desiderio di aiutarsi. Messi in un contesto adeguato sembrano ritrovare energie e capacità comunicative in genere perse. Se per autoguarigione del gruppo intendiamo un processo di miglioramento che va verso lo “stare meglio” fisico ed emotivo, è nostra convinzione che questo nei gruppi Validation accada.
BIBLIOGRAFIA: 1) Feil N. Group Therapy in a Home for the Aged, The Gerontologist 7, 192-195, (1967). 2) Feil N. Il Metodo Validation (1996) Sperling&Kupfer. 3) Feil N. Validation il Metodo Feil, Minerva Edizioni (2008). 4) Morton I. La persona con demenza, Erikson Edizioni (2004). 5) Munsch F. Prise en charge des troubles psyco-comportamentaux chez des prsonnes agees en institution, atteintes de deficences cognitives (2000). 6) Rogers C. I gruppi di incontro, Astrolabio (1976).
Etichette: Alzheimer, anziani, Cinzia Siviero, congresso fir, demenza, disorientamento, disturbi comportamentali, geriatria, gruenze, gruppo Validation, Metodo Validation, naomi feil, senile
